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Nugiò, storia di sport e legami riscoperti

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In quest’intervista all’autore Maurizio Giannini scopriamo di più su Nugiò, una storia di sport e di riscatto.

Da cosa nasce l’idea?  Da dove arriva l’ispirazione per questa storia?

Poco più di un anno fa, pensai di scrivere una storia che parlasse di un ragazzo dell’America Latina. Facendo delle ricerche trovai la bella storia di un gruppo di giovani italiani che, grazie al calcio, erano riusciti a tirare fuori dalla delinquenza minorile un gruppo di ragazzini colombiani. La storia mi piacque e, deciso di ambientare il mio romanzo in Colombia, cominciai a pensare al protagonista, che a un certo punto per una serie di eventi sarebbe diventato un piccolo delinquente. A tirarlo fuori dalla criminalità però non sarebbe stato il football, bensì la corsa…

Perché proprio la corsa? Intanto in gioventù ho fatto per anni questo sport, attività fisica che praticavo spesso da solo, correndo anche per ore nei silenzi di strade solitarie, in mezzo alla natura. Dunque, il mio giovane protagonista avrebbe amato la corsa, come me, decisi. Poi iniziai a pensare alla sua storia. L’avrei divisa in tre parti: la nascita di Santiago (così si sarebbe chiamato), la sua infanzia accanto ai bisnonni materni in un piccolo villaggio e la sua grande passione per la corsa e per la natura. Poi, all’improvviso, eccolo catapultato in una grande città, solo. Presto sarebbe finito in una baraccopoli insieme a un gruppo di ragazzi che gli avrebbero insegnato a vivere come loro: rubando o spacciando droga. Infine, la terza parte: un ex podista, che allena dei ragazzi di strada, lo avrebbe accolto nella sua casa, scoprendo ben presto le sue eccezionali doti di corridore. Grazie a questo generoso uomo, Santiago sarebbe tornato a essere il ragazzo di una volta.

 

Qual è il messaggio che ha voluto trasmettere con il libro ai giovani lettori?

Quando inizio a scrivere una nuova storia, non penso mai a costruirla appositamente per dare un messaggio ai giovani lettori. Questo viene da sé, se il libro nasce dal desiderio di raccontare qualcosa di buono e di sincero. Nel caso di questo romanzo, comunque, credo che il vero messaggio si possa trovare nella frase che dice l’anziano atleta a Santiago: «Resta sempre te stesso, anche quando la vita cerca di cambiarti». Perché le vicissitudini che ognuno di noi affronta nell’arco della propria esistenza talvolta ci portano a non essere più quelli che eravamo. Nel caso di Santiago, egli è un bravo ragazzo che ama la natura, la corsa e che segue i sani insegnamenti ricevuti dai bisnonni. Ma quanto gli succede, suo malgrado, lo trasforma in un malvivente. Ma è soltanto grazie alla pazienza e alla comprensione di chi lo accoglierà, che Santiago tornerà quello che era.

 

Oltre al significato della storia, però, “Nugiò” ha una stratificazione di significati… Possiamo dire che il legame fra un atleta e la sua disciplina è un po’ come il legame fra madre e figlio?

C’è un’altra frase che forse sintetizza molto bene il legame tra la corsa e l’atleta che pratica uno sport. La dice l’ex podista riferendosi appunto alla corsa alla quale lui ha dedicato la sua gioventù e che porterà alla salvezza Santiago: «Correre è qualcosa che solo chi corre sa cos’è». Cioè, soltanto se si ama visceralmente uno sport si riesce a dare il massimo. È quello che alla fine del romanzo succede a Santiago, quando – benché sia solo un ragazzo – arriva tra i primi classificati durante un’importante maratona. E alla fine della gara, eccolo ritrovare la sua mamma che lui non ha mai conosciuto. Un legame simbolico dunque, certo, quello fra lo sport e l’atleta che lo pratica: come il profondo legame madre-figlio.