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Perché Jesse Owens è ancora oggi una fonte di ispirazione?

Illustrazione Jesse Owens

Jesse Owens è stato un velocista e lunghista statunitense e colui che riuscì a infliggere una pesante umiliazione al regime nazista

Tra poco uscirà la biografia illustrata dedicata a Jesse Owens, edita da Armando Curcio per il marchio Risfoglia: Jesse Owens. La Pantera Nera che umiliò Hitler. L’autore Franco Fava e l’illustratrice Alessia Coppola permetteranno così alle nuove generazioni di conoscere un atleta formidabile ma soprattutto uno dei simboli della lotta contro la segregazione razziale.

Ma prima di godere della lettura del libro, in cui saranno narrate tutte le sue esperienze dall’infanzia alla vita adulta e verranno raccontati tutti i suoi formidabili record sportivi nonché la sua profonda umanità, cerchiamo di capire insieme perché la storia di Jesse Owens può essere considerata una fonte di ispirazione per i/le più giovani.

Molto più dei successi sportivi: Jesse Owens e la sua tenacia

Jesse Owens nasce il 12 settembre del 1913 nella piccola cittadina di Oakville; cresce in una famiglia di agricoltori e vive il periodo dell’infanzia in condizioni di forte precarietà economica – per le quali è costretto a lavorare sin da piccolo per contribuire alle spese famigliari – e disagio sociale dovuto alla discriminazione razziale cui era soggetta la popolazione afroamericana in quel periodo. Si distingue ben presto per le sue doti atletiche che lo portano ad eccellere in tutti gli sport, distinguendosi in particolare nell’atletica leggera, nello sprint,  e negli ostacoli e salti. Presto ottiene, quindi, i primi successi nell’ambito dei campionati studenteschi supportato anche dal suo insegnante di educazione fisica che gli trasmette i primi insegnamenti tecnici. A questi primi risultati si sussegue la conquista di nuovi record nei campionati interscolastici, grazie ai quali riceve offerte di una borsa di studio da diverse università.

Una volta scelta l’università, la Ohio State University, sperimenta nuovamente su di sé la difficile situazione in cui versavano gli studenti afroamericani, carica di ingiustizie e deplorevoli discriminazioni. Anche in questo caso, però, come nell’infanzia, dimostra la sua tenacia, continuando ad alternare allenamenti e gare al lavoro, per dare il suo contributo in famiglia. Insomma doti fisiche e una lodevole carica umana si vanno a compenetrare in lui in modo perfetto, fornendo una prima proiezione del simbolo che diventerà.

La voglia di riscatto sociale e i record conseguiti

È certamente diverso gareggiare in vista della conquista di una vittoria personale dal gareggiare con l’obiettivo di ottenere un traguardo condiviso, attraverso il quale esprimere e rivendicare le istanze di un’intera comunità.

La data storica per il mondo dell’atletica: il 25 maggio 1935 

Probabilmente la tenacia e la volontà di Jesse Owens si rafforzavano maggiormente proprio grazie alla consapevolezza del valore sociale e civile che avrebbero potuto racchiudere i suoi record che, infatti, non tardò a conquistare. Il 25 maggio 1935 è addirittura considerata una data storica nel campo dell’atletica, conosciuta ormai come Il Giorno dei Giorni: durante il Big Ten, manifestazione in cui si confrontavano i migliori atleti di 10 università, Jesse Owens stabilisce sei record mondiali, nonostante un infortunio alla schiena.

Giochi Olimpici di Berlino 1936

Ma è nel 1936, anno dei Giochi Olimpici di Berlino che Owens realizza un vero e proprio miracolo sportivo. Infatti, in sette giorni colleziona 4 medaglie d’oro. Bisogna ricordare che le Olimpiadi di quell’anno rappresentavano, negli assurdi piani di Hitler, il teatro ideale per rappresentare la potenza del regime nazista e la supremazia della razza ariana. Il suo scellerato progetto però si andò a scontrare con l’abilità, la forza e la tenacia di Owens che dimostrò in maniera tangibile l’insensatezza delle idee razziste alla presenza del dittatore, ottenendo record che sarebbero stati eguagliati da un altro atleta soltanto 60 anni dopo. Pare, inoltre, secondo quanto riportato dalla stampa straniera del periodo, che Hitler si rifiutò di stringere la mano al giovane campione, come segno del mancato riconoscimento, da parte sua, dell’incredibile performance dell’atleta.

Questa andò a rappresentare una delle tante ingiustizie che Owens dovette sopportare in un panorama ancora fortemente pervaso da idee razziste e dalla discriminazione razziale. Molte furono quindi le scelte alle quali dovette andare incontro a malincuore e le lotte che dovette affrontare con coraggio. Ebbe però anche l’opportunità di instaurare amicizie eterne e indissolubili come quella con Luz Long, di cui avremo modo di parlare nei nostri prossimi articoli e di cui scopriremo l’evoluzione grazie alle parole dello stesso autore della biografia illustrata, Franco Fava!

Flavia Palieri